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Atlas Mountain Race

Per portare a termine una gara di ultracycling off-road di 1150km servono davvero tante energie. Fisiche sì, ma soprattutto mentali. Fondamentale quindi non avere il minimo dubbio sul proprio equipaggiamento, sulla sua affidabilità e sulle sue prestazioni, così da eliminare ogni preoccupazione per convogliare tutte le proprie energie nelle gambe.

L’Atlas Mountain Race è una gara unsupported che parte da Marrakech attraversando le montagne dell’Atlante e dell’Anti-Atlante su strade secondarie, sentieri e percorsi coloniali per arrivare, dopo circa 20.000 metri di dislivello, sulle spiagge di Sidi Rabat.

Tra i sette italiani presenti al via il 15 febbraio 2020, tre eravamo noi, supportati da Shimano e altri sponsor attraverso il progetto Ras El Hanout: Andrea Galanti, Federico Damiani e Mattia De Marchi. I primi due hanno partecipato nella classifica a coppie; Mattia in quella per rider singoli.

Se Mattia ha scelto una configurazione mista, con guarnitura 3T, Andrea e Federico hanno equipaggiato le loro 3T Exploro con gruppo completo GRX. Ecco il set completo di Andrea e Federico:

  • Cambio Posteriore RD-RX810
  • Deragliatore Anteriore FD-RX810
  • Kit Freno Disco Idraulici RX810
  • Guarnitura FC-RX600 46/30
  • Rotori SM-RT800 (160mm / 160mm)
  • Cassetta HG-800 11-34
  • Catena HG-701
  • Ruote RX-570 (700C Andrea, 650B Federico)
  • Pedali PD-M9100 XTR

Entrambi quindi, dato il percorso e il dislivello, hanno scelto di optare per il GRX, che offre il rapporto più corto possibile. Quindi una doppia, in cui il 30-34, con un ratio di 0.88, permette di affrontare tratti impegnativi con un buon livello di agilità.

Interessante la scelta di optare per due ruote di diverso diametro: 650b per Federico e 700c per Andrea. Le ruote di entrambi sono state raggiate con raggi rinforzati e le anteriori sono state equipaggiate con Dynamo per produrre energia per caricare Garmin e cellulari.

Andrea

- Durante la preparazione della AMR i dubbi maggiori sono stati la scelta delle ruote e del gruppo... Per quanto riguarda il gruppo ho sfruttato ampiamente il GRX 2x; ma durante competizioni di questo tipo mi sono convinto che less is more. Con un 1x semplifichi, hai meno rischi di rotture e puoi utilizzare un pacchetto pignoni più generoso, cosa che quando sei carico di borse e con 700 km di gara nelle gambe può veramente influire e cambiare le cose... Il 2x quindi è andato alla grande, ma probabilmente per il prossimo trail opterò per il monocorona. Shimano GRX si è rivelato essere una vera una garanzia, è stato comodissimo: ergonomia dei comandi magnifica e meccanica impeccabile. Farei anche una valutazione sull’elettronico: probabilmente può spaventare l’idea di avere un cambio non meccanico in aree remote, ma dopo tanti kilometri anche le energie per spostare una leva sono fondamentali -

 

Federico

- Per me è stata la prima esperienza di una gara di questo tipo, off-road e con un dislivello così importante. Normale quindi essere presi da molti dubbi su set-up e configurazioni. Per quanto riguarda le ruote mi sono sempre trovato molto bene con ruote da 650b, perché ne ho sempre apprezzato la maneggevolezza, soprattutto nelle discese. Sui rapporti invece, la scelta è ricaduta sul montaggio più agile possibile.

Il GRX è stato fondamentale in particolare per quanto riguarda l’ergonomia. Arrivando da un altro brand, posso davvero fare un confronto: è incredibile come le manopole Shimano ti assicurino una presa più naturale e una facilità di frenata senza pari. Tra vibrazioni e una media di 16 ore al giorno pedalate, per me è statoun aspetto fondamentale. Il cambio è precisissimo, e la cambiata netta mi ha dato proprio una sensazione appagante.

Un'ultima nota. Incredibile quanto la sabbia e la terra del deserto abbiano portato la bici a fare rumori impossibili. Sembra che stia per esplodere tutto da un momento all’altro... Invece bastano poche gocce d’olio e tutto torna a girare come prima -

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